L’AI non è gratis. È una nuova voce di bilancio
Lavorare nel marketing senza usare l’AI è ormai come lavorare nel finance senza usare Excel: il costo si può ottimizzare, ma non si può più annullare.
C’è stato un momento in cui usare l’intelligenza artificiale significava semplicemente aprire ChatGPT e fare qualche prova. Oggi, per chi lavora davvero nel marketing, nella comunicazione o nel digitale, la situazione è molto diversa. L’AI è diventata un ecosistema fatto di strumenti, piattaforme, abbonamenti e servizi che si sommano mese dopo mese fino a trasformarsi in una vera voce di bilancio aziendale.
Me ne sono accorto facendo una cosa molto semplice: sommare i costi annuali dei software che utilizzo realmente nel mio lavoro.
Gli abbonamenti AI + digital che utilizzo
Ho provato a fare un esercizio molto semplice, quasi banale: mettere in fila gli strumenti che uso davvero nel mio lavoro e calcolarne il costo annuale. Il risultato è interessante, ma anche un po’ inquietante.
Non sono tutti strumenti “solo AI”, ma ormai quasi tutti integrano funzioni di intelligenza artificiale o fanno parte dello stesso ecosistema operativo del marketing digitale.
| Strumento | Costo annuale al 26.05.2026 |
| Canva Pro | 110 € |
| AI HeyGen Creator | 300 € |
| AI Microsoft Copilot | 229 € |
| AI ChatGPT Plus | 276 € |
| AI Claude Pro | 240 € |
| Depositphotos + AI | 240 € |
| SEOZoom | 912 € |
| Semrush | 2.964 € |
| AI CapCut | 110 € |
| AI Google Plus | 96 € |
| Adobe Creative Cloud | 960 € |
Totale annuale: circa 6.400 €
E non sto parlando di spese straordinarie o di investimenti occasionali. Parlo di costi ricorrenti, e probabilmente ne ho dimenticato qualcuno e altri ne arriveranno e sarà mio dovere almeno testarli per poi tenere quelli utili.
Il costo non è sicuramente completo perché anche questi abbonamenti sono comunque limitati nell’utilizzo per cui in molti casi è necessario integrarne il costo.
Il marketing sta passando da un modello basato su competenze e strumenti acquistati a un modello basato su accessi permanenti, aggiornamenti continui e costi ricorrenti.
La cosa interessante è che io, storicamente, sono sempre stato abbastanza contrario ai modelli in abbonamento. Ancora di più alle vendite a rate. Ho sempre preferito acquistare qualcosa, possederla e chiudere lì. Probabilmente anche per una questione mentale: gli abbonamenti tendono a frammentare la percezione della spesa reale. Ti fanno sembrare piccolo qualcosa che, sommato nel tempo, piccolo non è affatto.
Eppure, oggi mi trovo incastrato esattamente dentro questo modello perché non c’è alternativa, il mercato sta andando in quella direzione e, realisticamente, in molti casi non esiste più un’alternativa concreta.

L’AI evolve troppo velocemente
I software vengono aggiornati continuamente. Le funzionalità cambiano ogni mese. Le piattaforme non vendono più prodotti: vendono accesso continuo. E se lavori nel marketing, restarne fuori diventa sempre più difficile.
Questo non significa che gli strumenti non valgano il loro prezzo. Anzi. Alcuni di questi software oggi permettono di fare in poche ore attività che fino a qualche anno fa avrebbero richiesto team più strutturati o settimane di lavoro. Il rapporto costo/beneficio, in molti casi, resta assolutamente positivo.
Il vero cambiamento, secondo me, è culturale e finanziario.
Stiamo entrando in un’epoca in cui professionisti e aziende dovranno imparare a gestire molto meglio le spese ricorrenti. Perché il rischio non è tanto spendere troppo per un singolo strumento, ma perdere il controllo dell’insieme.
L’intelligenza artificiale sta creando una nuova infrastruttura di lavoro permanente. Un po’ come internet, il cloud o gli smartphone. Solo che questa volta tutto passa attraverso modelli subscription che si accumulano progressivamente.
E credo che nei prossimi anni molte aziende inizieranno a porsi una domanda importante: “Quali strumenti ci servono davvero?”
Avere accesso all’AI sarà normale ma bisognerà riuscire a usarla in modo sostenibile senza rincorrere l’ultima arrivata ma imparando a sfruttare bene quelle consolidate e utili.
Il paradosso è tutto qui: l’AI promette di farci risparmiare tempo, ma ci obbliga a spendere meglio. Non basta più chiedersi quale strumento usare.
Bisogna chiedersi quali strumenti meritano davvero di restare accesi ogni mese.
E forse la domanda corretta dovrebbe essere:
AI, ma quanto mi dai?
