EUDI. È casa.

Scrivo queste righe a caldo.
È passata un’ora da quando sono rientrato in ufficio.

Ho appena finito di sistemare le ultime cose avanzate dallo stand, scatole mezze aperte, badge, roll-up, pochi cataloghi avanzati. C’è ancora quell’odore misto di carta, plastica e stanchezza buona che ti porti dietro dopo una fiera.

La testa mi rimbomba ancora e la voce è ai minimi termini. E come ogni anno, arrivano le domande.

Com’è andata EUDI? Quanti espositori? Quanti visitatori?
Meglio o peggio dell’anno scorso?

Domande legittime. Ma, secondo me, sempre un po’ fuori fuoco.

Perché la verità è che EUDI non è una fiera da leggere con dei numeri.

È il luogo della community sub.

EUDI è l’inverno che finisce

Chi fa immersioni lo sa. L’inverno è fatto di manutenzione, racconti, foto riviste cento volte, attrezzatura controllata in garage.
Poi arriva EUDI e, improvvisamente, si torna a parlare di mare al presente.

Non “ti ricordi quando”, ma “dove andiamo quest’anno?”.

E lì succede qualcosa.

È l’unico posto dove non devi spiegare perché lo fai.

Prova a raccontare a un non subacqueo perché ti svegli alle 6 del mattino per entrare in acqua a 12 gradi o alle 5 per andare al Thistlegorm.

A EUDI non devi spiegare nulla.

Le persone capiscono cosa significa corrente, visibilità, deco, relitto, macro, silenzio.
È una lingua comune.

Mille burrocacao. Mille conversazioni.

Quest’anno abbiamo regalato 1000 burrocacao. Sì, mille.

Qualcuno potrebbe pensare: gadget semplice.
Per me è stato un simbolo.

Il burrocacao protegge le labbra dal freddo, dal vento, dal sole.
Ma soprattutto, le labbra, per parlare.
E EUDI è questo: conversazioni, chiacchiere, saluti.

Ogni burrocacao consegnato è stato un pretesto per fermarsi due minuti, stringere una mano, raccontare un’immersione, scambiarsi un’idea, promettersi un caffè.

Non abbiamo regalato oggetti.
Abbiamo acceso dialoghi.

E sono stati, per me, 4 giorni (anche il giovedì dell’allestimento) di chiacchiere, scambi di idee e racconti.

Le fiere si contano. Le comunità si sentono.

Negli ultimi anni il mondo è cambiato.

Le community sono diventate digitali. Le conversazioni si sono spostate online. E noi lo sappiamo bene, dal 2003 abbiamo lavorato per questo, per creare la più grande community di subacquea online, su ScubaPortal.

Ma quando ci si ritrova davanti a uno stand, succede qualcosa che nessun algoritmo può replicare: una stretta di mano, un abbraccio, un “ma tu sei Marco?”.

Per chi vive la subacquea tutto l’anno, EUDI è la materializzazione della community.

La mia impressione? Una fiumana.

Al di là dei numeri ufficiali che arriveranno, la mia sensazione è stata chiarissima.

Mi è sembrato di vedere un sacco di gente.

Davvero molta, come sempre, difficile da stimare.

Non ho mai smesso di parlare con qualcuno. Una persona via, un’altra che arriva.
Un saluto, una foto, una domanda, un ricordo condiviso.

Tre giorni così.

Ora la voce ha bisogno di recuperare.

Ma sapete una cosa?

È stato bellissimo.

Forse un giorno smetteremo di chiederci quanti erano.
E inizieremo a chiederci: “C’eri?”

ScubaPortal è online tutto l’anno.
È la nostra piazza digitale, il luogo dove ci incontriamo ogni giorno.

EUDI è il momento in cui quella piazza prende forma fisica.
Ci guardiamo negli occhi. Ci stringiamo la mano. Ci raccontiamo il mare dal vivo.

Io, intanto, un’ora dopo aver rimesso a posto le ultime scatole, sono stanco.
Ma ho ancora addosso quella sensazione rara che si prova solo dopo qualcosa di autentico.

Ed è per questo che, indipendentemente dai numeri, EUDI resta casa.

Sempre.

ScubaPortal è online tutto l’anno.
EUDI è il momento in cui ci guardiamo negli occhi.

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